Un Piano di Cooperazione per il Sud
11 AGO 20

Possibile che quando si parla di Sud d'Italia e di sotto-sviluppomeridionale non si riescano a produrre dei meccanismi virtuosi dove ainecessari sforzi economici da parte di regioni ricche centro-meridionali noncorrispondano capacità delle regioni merdionali di costruire opportunitàdi investimento e costruzione di programmi innovativi che partano dai realibisogni (infrastrutture, ambiente, trasporti, servizi) di queste regioni? Loscempio dei soldi europei non-spesi parla chiaro, ma avviene anche in uncontesto iperburocratizzati da parte di Bruxelles. L'Italia sa fareCooperazione, ha portato imprese italiane nei Balcani, in Africa e in Cina,lavorando sulle priorità di questi paesi, assicurando al contempo spazieconomici alle imprese, il tutto in una dimensione win-win. Possibile inveceche non riesca -solo per fare un esempio- a mettere in atto dei gemellaggidi "good governance" tra due regioni o tra due città, e i loro apparatiproduttivi, per creare sviluppo e costruire capacità da una parte erealizzare investimenti abbastanza appetibili dall'altra? Quando si guardaall'attuale crisi politica, e il conseguente scivolamento dall'ideologiaalla geografia dell'asse che divide politicamente l'Italia (e nord e sudsaranno ancora più lontane qualora si dovesero tenere elelzioni politicheanticipate), si comprende che il federalismo forte - unica soluzionepossibile al problema meridionale - richiesto dalla Lega da quattro lustri,è via via diventato più pericoloso per l'unità d'Italia. Con il passaredelle legislature, se il federalismo non sarà supportato da una presa dicoscienza "realistica" delle debolezze meridionali, e poi da richiestespecifiche e concrete di assistenza da parte del mezzogiorno - che prevedano ad esempio il coinvolgimento di apparati virtuosi di governance pubblica settentrionale, con partenership private, in meccansimi simili alla attuale cooperazione internazionale - la tensione a dividere potrà prevalerefacilmente.